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Biodanza in pandemia: un avvicinamento sociale

SBL Scuola Biodanza Liguria IBF
Pubblicato da in Articoli · 25 Novembre 2020
Durante i mesi nei quali la vita di tutta la popolazione è notevolmente cambiata a causa del Covid-19, anche un'attività rivolta alla promozione del benessere psico-sociale e fondata sulla dinamica di gruppo ha dovuto adeguarsi alla situazione e modificare, temporaneamente per questa fase storica, la sua metodologia.

In questa situazione è necessario distinguere tra due fasi precise e differenti:
    1. Quella della chiusura totale con limitazione della libertà di spostamenti con confinamento
    2. Quella della convivenza col virus con parziale o totale libertà di spostamento

      In attesa di tornare presto alla normalità

Durante il periodo relativo al primo caso non è possibile alcuna attività in presenza ma solo alcuni incontri on line su piattaforme digitali in video, che offrono ai partecipanti la qualità dell'incontro e del sostegno sociale.
Evidentemente questi tipi di incontro non possono essere equiparati a incontri di Biodanza ma piuttosto a degli Incontri Biocentrici per stimolare la vitalità, l'allegria e la socialità in un momento di isolamento che può essere anche causa di alti livelli di stress.

In questa relazione prenderemo in considerazione le attività relative alla seconda ipotesi.
Si tratta della situazione in cui ci siamo trovati dall'inizio di giugno alla fine di ottobre. E' stata questa una fase in cui tanti facilitatori di Biodanza hanno potuto svolgere attività in presenza, perlopiù all'aperto, rispettando le norme di igenizzazione e distanziamento tra i partecipanti.
Trattandosi della stessa situazione in cui ci verremo a trovare alla prima riapertura delle attività a inizio 2021 (speriamo) è bene fare il punto sui potenziali della Biodanza anche in queste condizioni limitanti per poterle utilizzare al meglio in future situazioni analoghe.

Nel mese di ottobre 2020 la Scuola Biodanza Liguria IBF ha scelto di proporre nel calendario lo stage di formazione su: ESTENSIONI E APPLICAZIONI DELLA BIODANZA allo scopo di poter sperimentare e riflettere in un contesto formativo sulla fattibilità della pratica della Biodanza in tali condizioni.

La pratica in ambiente chiuso si è svolta rispettando in pieno tutte le normative e in particolare gli esercizi erano proposti mantenendo il distanziamento tra i partecipanti, sono state usate la mascherine e frequentemente il gel disinfettante per le mani e i partecipanti erano in base ai mq della sala in modo che ci fossero almeno 7 mq disponibili per ogni partecipante.

Alla fine dell'esperienza le condivisioni sono state positive e si è pensato di proporre ai partecipanti la scrittura di una relazione sui vissuti personali, anche nell'ottica di come avrebbero potuto vivere un'esperienza in condizioni ipoteticamente simili i futuri allievi dei partecipanti alla formazione.

Dal punto di vista dell'organizzazione e della conduzione di uno stage in queste condizioni limitanti e di massima attenzione alla salute dei partecipanti ho potuto prendere atto che:
  1. Garantire prima dell'iscrizione e durante la sessione di Biodanza che saranno rispettati al massimo i protocolli di salute pubblica infonde un senso di tranquillità ai partecipanti.
  2. Sono maggiori i partecipanti che decidono di esserci (perchè sanno che tutto si svolgerà nella massima sicurezza) di quelli che rinuncerebbero in quanto non gradiscono una Biodanza con distanziamento.
  3. Il facilitatore deve essere il primo a credere e sostenere nella conduzione il fatto che fare Biodanza in modalità distanziata è pur sempre un grande dono per il benessere, la vitalità, la creatività e l'incontro umano. Certamente molto meglio che rinunciare o rischiare focolai.
  4. Se il conduttore crede e trasmette con forza questa prospettiva non ci saranno equivoci e tutto il gruppo accoglierà in maniera positiva l'esperienza.

ECCO GLI ESTRATTI DEI FEEDBACK DEI PARTECIPANTI CON LO SGUARDO DA PARTECIPANTE E DA FUTURO CONDUTTORE CHE TROVASSE A CONDURRE IN CONDIZIONI ANALOGHE.
SONO SOLO QUELLE PERVENUTE AL MOMENTO, IN SEGUITO VERRANNO AGGIUNTE LE ALTRE

DA QUELLO CHE EMERSO POSSIAMO AFFERMARE CHE FARE BIODANZA IN TEMPO DI PANDEMIA
RISULTA UN AVVICINAMENTO SOCIALE  

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Ero molto titubante sulla scelta se partecipare oppure no allo stage” Estensioni e Applicazioni in Biodanza”. Mi è servito confrontarmi con un'altra allieva e soprattutto condividere le mie perplessità con il Direttore della Scuola.
Così ho deciso di iscrivermi e posso dire che mi sono sentita tranquilla durante le due giornate.
E' stato fondamentale, all' inizio dell' incontro poter condividere con tutto il gruppo il nostro pensiero.
Io lavoro con gli anziani, sono insegnante di sostegno nella scuola media e sento che ho bisogno di tutelarmi per proteggere entrambi i miei alunni, appartenenti a mondi diversi,ma comunque fragili. Inoltre ,nel mio contesto familiare, sono sicuramente condizionata da varie persone che lavorano in ambito medico e sanitario e combattono ogni giorno contro questo virus invisibile che sta mettendo a dura prova
la vita di tantissime persone.
Penso che l'esperienza di chi vive a contatto con la malattia e il dolore arrivi profondamente anche a chi non è in stretto contatto con questa realtà perchè comunque il momento che stiamo vivendo è davvero difficile.
Poter comunicare nel cerchio della Biodanza che avrei vissuto ogni esperienza comunicativa con la mascherina FFP2 e non avrei gradito l'abbraccio del vicino, è stato importantissimo!!!
Avevo di sicuro tante perplessità sul fatto di tenere la mascherina e invece posso dire che non ha creato quel muro e quell' ostacolo che in qualche modo si poteva prevedere.
Il sentire la musica ed entrare nel cerchio della Biodanza è stato immediato...non mi sono mai sentita bloccata e tanto meno a disagio. Devo dire che il canale comunicativo dello sguardo risulta essere ancora più potente e il linguaggio del corpo si è espresso nel modo più naturale possibile.
E' vero...gli abbracci mancano, il sorriso è nascosto, ma gli occhi parlano sempre e il linguaggio gestuale delle mani arriva al cuore.
Se Biodanza è creatività, in tempo di pandemia ci ha dato la possibilità di espanderci nella trasformazione dimostrando quanto può essere vero l'adattamento a una nuova realtà.
Una biodanza più intima con se stessi in cui il gesto è rivolto su di sé ha una valenza altrettanto grande.
Se il fine di Biodanza è quello di creare benessere,io, a conclusione dello stage, mi sono sentita come sempre stanca, ma carica di emozione e con un senso forte di pienezza.

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Questo stage mi ha permesso di sperimentare nella pratica cosa significa fare Biodanza rispettando le norme che ci sono state date per la limitazione della diffusione del Covid, ossia utilizzare la mascherina e il distanziamento fisico.

Ho volutamente tenuto la mascherina quasi sempre, appunto per comprendere se è possibile fare Biodanza e goderne i benefici anche usando la mascherina. Mi sono resa conto che tranne qualche esercizio molto vitale per il quale ho abbassato la mascherina assicurandomi di essere ben distante dai compagni, sono riuscita perfettamente ad utilizzarla quasi tutta la sessione. Questo mi ha permesso di sperimentare una diversa modalità di entrare in contatto affettivo con i compagni. Non potendo usare il tatto, l'abbraccio e la vicinanza fisica, sono riuscita a valorizzare lo sguardo. In diverse occasioni, anche grazie alla musica e alla consegna data, sono riuscita ad entrare in una connessione di sguardi con un compagno molto emozionante e nutriente dal punto di vista affettivo.

Lo sguardo è una modalità molto intima per entrare in relazione con l'altro e probabilmente in una situazione come questa nella quale gli abbracci non sono permessi, è possibile sperimentarne l'immenso valore.

Inoltre i tanti esercizi individuali hanno facilitato una maggior connessione con me stessa ed è stato molto piacevole. Ho riscoperto il tocco delle mie mani sul mio corpo, il valore dell'autoaccarezzamento e dell'ascolto di ciò che accade dentro di me durante le varie proposte. E poterlo fare all'interno di un gruppo è una bella esperienza. Nonostante l'assenza di contatto ho sentito la presenza del gruppo che con la sua energia ha rese le mie vivencias individuali più potenti.

Gli abbracci, gli accarezzamenti, il contatto fisico, sono secondo me elementi meravigliosi della Biodanza che nutrono e in alcune occasioni curano. Non posso dire che non ne senta la mancanza e sarà meraviglioso tornare a vivere quei momenti. Allo stesso tempo la vitalità che sento in una sessione di Biodanza migliora il mio umore, mi rende più allegra e mi dà una bella energia da utilizzare il questo momento difficile che stiamo affrontando. In questo senso la Biodanza può essere una importante risorsa, anche con le limitazioni attuali, proprio per il potenziale di vitalità e di creatività che porta con sè. Senza trascurare il fatto che probabilmente per chi si avvicina alla Biodanza per la prima volta, il distanziamento può essere una utile occasione di progressività nel contatto. Inoltre come facilitatrice ho avuto occasione di lavorare in contesti istituzionali con utenti particolari per i quali il contatto fisico, almeno all'inizio, deve essere proposto con molta attenzione (carcere, utenti psichiatrici, anziani gravemente deprivati...); sperimentare in questo stage una Biodanza senza contatto mi ha aiutata a trovare importanti alternative da proporre in tali contesti nella consapevolezza che la Biodanza rimane comunque un'ottima risorsa.

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Inizia lo stage, ancor più desiderato ora in tempo di pandemia.
Senza aspettative.
Sono vivo e potrò danzare con i miei compagni coraggiosi.
E iniziamo prendendo piano piano coscienza del proprio respiro e del proprio corpo con danze sempre più scatenate, saltellando, correndo, fluendo.
L'energia si attiva e scorre sempre più veloce mentre incrocio i miei compagni.
Tanti sguardi, tanti sorrisi, soprattutto con gli occhi, perchè le mascherine ci coprono la bocca.
Questo stage, in questa circostanza si sviluppa molto a livello individuale.
E' una vivencia personale dove sento il mio respiro, il mio corpo, le emozioni e la gioia di danzare.
Una continua presa di coscienza dei movimenti del mio corpo, della mia forza, della mia determinazione, delle mie antiche origini con la danza dell'esodo e scopro movimenti di riti ancestrali con le musiche dei nativi americani.
Sono qui e danzo con i miei fratelli-compagni, grato, felice di condividere questo momento con loro.
Siamo come un unico organismo che pulsa con vitalità, forza, energia e passione.
L'Energia è una, noi siamo uno e danziamo la vita, ora.
Che meraviglia!!!!
Grazie.

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Non entra, non sale, osservo visi giocosi e rilassati ed io mi sento estranea, estranea a questo cerchio non cerchio ma cerco di viverlo così
com’è, con le sue interruzioni e le sue paure.
La camminata mi trova stanca e perplessa, forse chiudono, forse per qualche tempo non potremo danzare ed allora, questa essenza di
Biodanza diventa più interessante e finalmente, mi rilasso nel cerchio dei miei fratelli, nel cerchio della vita.
Cerco di percepire le paure, le mie e quelle dei compagni, vedo sorgere sorrisi anche dietro alla maschera (così ho deciso di chiamarla) perché per me ha la stessa valenza della maschera inespressiva che si usa in teatro.
E allora ci si dimena, gli occhi si spalancano per comunicare emozioni e gioia e per trovare un contatto. Approfitto dell’opportunità per
nascondermi e, a sorpresa, indosso la maschera più di quanto credessi e diventa la mia copertina di Linus.

La domenica finalmente sento, sento energia, sento unione e trascendenza ed entro in una Vivencia continua e pulsante che inizia con
un motivo e finisce con un altro. Ora il cerchio è la mia casa e mi costa fatica lasciarlo per entrare nel centro e muovermi in solitario, voglio il gruppo, lo voglio sentire, vedere e percepire ad un livello piu’ sottile come la mia vivencia.
Senza contatto e carezze, senza abbracci e sinergia con il prossimo, il livello energetico che percepisco è più sottile e “divino”, quasi una
carezza che arriva da un’altra dimensione e mi chiedo cosa sento. Magari sento altre vite, prima di me e dopo di me in una dimensione senza tempo e senza limiti. Qualunque cosa sia è sottile e mi permette di rilassarmi e vivermi le proposte di Riccardo con concentrazione e
determinazione, sono forte, sono una guida, sono nome me stessa.
Sono pasticciona e incoerente, sono amica e sono nemica, accogliente e spigolosa, buona e crudele ma anche mamma, moglie e tanto
altro….Insomma lascio che sia, che la mia energia si liberi, senza limiti, lasciandomi nuove opportunità di pensiero e di movimento.
Ma poi so tornare, al mio equilibrio originale, al punto di partenza del mio focolare.

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Rispetto al mio vissuto delle due giornate, ho percepito molto bene il mio corpo gli esercizi iniziali sulla respirazione e sul ritmo mi hanno caricato di energia, è stata quasi come fare un’attività cardiotonica.
Le due vivencias sui movimenti periferici e centrali mi sono piaciute molto, mi hanno permesso di entrare in contatto profondo con il mio corpo, cosi come la danza di fluidità.
Nella seconda giornata, abbiamo danzato una ronda di invocazione indiana, che mi è piaciuta molto ho sentito l’appartenenza al gruppo e il sostegno degli altri.
Anche la danza di contatto con la terra è stata molto potente sono entrata in contatto con la forza della terra ho sentito il sostegno e il nutrimento, poi nella vivencia successiva dove dovevamo sentire la nostra forza ho percepito un’nergia e una potenza veramente grandi una grande consapevolezza del mio potere.
In generale quest’applicazione della biodanza che ci ha imposto un distanziamento fisico con gli altri membri del gruppo mi h permesso però di entrare in un contatto più profondo con me stessa.
La relazione con l’altro l’ho percepita ma in maniera più marginale, il gruppo l’ho percepito di più durante la seconda giornata come sfondo e sostegno a me stessa. In alcuni momenti, soprattutto quello di rilassamento a terra, ho sentito il bisogno di un contatto fisico, di un contenimento dell’altro anche se l’auto accarezzamento è stato piacevole e nutriente.

Esperienza assolutamente positiva anche perché, come già condiviso talvolta sento il contatto fisico con l’altro come una forzatura “perché a biodanza si fa così”. Invece questa modalità mi permette di percepire meglio me stessa. L’incontro con l’altro fatto più di sguardi e ascolto profondo del inguaggio corporeo.
Come futuro facilitatore di biodanza trovo che un approccio di questo tipo possa essere una modalità molto utile all’inizio di un gruppo di principianti dove per prima cosa si impara ad ascoltare se stessi e poi ad entrare in relazione con l’altro in maniera progressiva, il gruppo è
comunque un sostegno forte e tangibile.
Credo comunque che quando si potrà tornare a biodanzare nella maniera consueta, quest’esperienza combierà sicuramente il mio modo di vivere la biodanza.

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Poco contatto se non visivo e di attenzione verso l'altro, utilizzo dello sguardo, approfondimento su cosa vuol dire guardare capacità di osservazione acuta non poter più scappare dalla relazione utilizzando il "bacetto" per divincolarsi dal pesodelle sguardo altrui.

Lavorare sulla capacità di tolleranza (o meglio a me è uscita molta più intolleranza e meno capacità di controllo senza il contatto, il contatto mi agevola la relazione intimità).

la mascherina obbliga a guardare negli occhi, si acuisce la capacità di analisi ascolto.

ci si gode molto di più quel poco contatto "rubato". Un tocco di piede, Un abbraccio con trattenuto il respiro, contatto di spalle. La sincronizzazione a due dà molto più importanza allo spazio tra due persone.

E anche la camminata a due necessità necessità di attenzioni. Certo è più faticoso l'incontro ma forse per i neofiti si agevola l'arrivo.

I veterani devono fare un upload delle nuove modalità ma non per forza è negativa questa occasione, ho sempre pensato che ogni tot di tempo  in qualsiasi ambito bisogna fare un reset e verificare l'effettiva interesse capacità bisogno e attitudine.

Dal punto di vista individuale riscoprire la propria identità tramite "l'obbligo" di stare su di sé con vivencie di auto ascolto.

La creatività è fondamentale, cioè la capacità dell'ascolto di se stessi.

credo che stimolare la capacità di una persona a stupirsi, meravigliarsi sia un grande dono che si può fare come facilitatori.

ritrovare la vitalità e l'allegria , educarsi e consolidare che ci vuole poco, ad essere felici! Partire da una sensazione di gratitudine

La gratitudine può essere stimolata ma poi è un lavoro individuale di ognuno di noi. fare riflettere le persone sulla possibilità di provare gratitudine o semplicemente partire da un sorriso ha un grande impatto sociale.

L'auto accarezzamento con la riconquista della sensibilità della pelle o meglio riacquisire la consapevolezza di come a seconda di dove ci sfioriamo può esserci un'emozione diversa.

Sfiorare delicatamente il tema  della paura rielaborando la scala di valori. L'analisi di reali bisogni. Biodanza dimostra che con poche cose e tante relazioni si possono conquistare sensazioni buone, emozioni importanti e sentimenti rafforzati.




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